Progetto di ricerca storica “libro delle donne di Brunico”

Nel­la sto­ri­ografia di Bruni­co, le donne, i loro spazi di vita, le loro espe­rien­ze e i loro campi di attiv­ità sono sta­ti men­zionati solo di sfug­gi­ta. Con un prog­et­to di ricer­ca che mira alla real­iz­zazione di un libro vogliamo doc­u­mentare la sto­ria delle donne di Bruni­co in modo più det­taglia­to.

Con­tat­tate­ci se avete in casa let­tere, diari o testi biografi­ci di donne bruni­cen­si del pas­sato (fino al 1960 cir­ca). Con il vostro sosteg­no, potremo far luce anche sul­la vita di donne che non han­no las­ci­a­to doc­u­men­ti in archiv­io.

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Es klappert die Mühle am rauschenden Bach …

Ques­ta map­pa mostra diver­si muli­ni a Bruni­co sul­la Rien­za pri­ma del­la grande allu­vione del 1882. A sin­is­tra c’è il muli­no “Stiegelemüh­le” non lon­tano dal­la por­ta Unter­rain­er, che fu strap­pa­to dal­l’i­non­dazione e non fu mai ricostru­ito. Il pae­sag­gio flu­viale cam­biò rad­i­cal­mente in ques­ta zona. Pri­ma del 1882, c’er­a­no diver­si pic­coli pon­ti e canali attra­ver­so i quali l’ac­qua veni­va incanala­ta ver­so le ruote motri­ci di muli­ni e segherie. Dopo l’al­lu­vione, il let­to del­la Rien­za è sta­to rego­la­to e amplia­to come un canale, il che ha com­por­ta­to la scom­parsa delle ruote che pri­ma face­vano parte del pae­sag­gio urbano.

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Gli orti nel “Zwingergraben” a Brunico

Figu­ra 1: Muro di cin­ta merid­ionale con torre roton­da con orti nel Zwinger­graben. Fotografia a col­ori, sen­za datazione. Dig­i­tal­iz­zazione: Archiv­io stori­co del­la Cit­tà di Bruni­co, Collezione Zieglauer.

La cit­tà di Bruni­co fu chia­ma­ta per la pri­ma vol­ta oppidum, cioè piaz­za for­ti­fi­ca­ta, nel 1298. Nel 1295 è doc­u­men­ta­to il ter­mine urbs, cioè cit­tà. Nel Medio­e­vo, il ter­mine si riferi­va sem­pre a un luo­go mura­to. Sap­pi­amo che sot­to i vescovi di Bres­sanone, Johann II Sax e Albert von Enn, il castel­lo e la cit­tà di Bruni­co furono sem­pre più ampliati all’inizio del XIV sec­o­lo. Il vesco­vo Ulrich Putsch con­tin­uò ques­ta attiv­ità edilizia nel XV sec­o­lo.

Oggi, il nucleo del­la cit­tà si pre­sen­ta più o meno nel suo sta­to all’inizio del­l’età mod­er­na. Le mura del­la cit­tà sono anco­ra con­ser­vate, ma sono state fat­te diverse brec­cie quan­do le mura han­no per­so sem­pre più la loro fun­zione difen­si­va a causa del­l’avven­to del­la pol­vere da sparo e delle armi da fuo­co. Due tor­ri rotonde, che in orig­ine si trova­vano nel­l’ac­qua nel fos­sato sul lato nord del­la cit­tà, furono demo­lite, così come la quin­ta por­ta del­la cit­tà, che si trova­va di fronte alla por­ta infe­ri­ore e rap­p­re­sen­ta­va l’in­gres­so effet­ti­vo alla cit­tà per tut­ti col­oro che proveni­vano da ovest, cioè da San Loren­zo. Anche la costruzione del con­ven­to delle Orso­line nel XVIII sec­o­lo rap­p­re­sen­tò un impor­tante inter­ven­to nel tes­su­to edilizio. Le Orso­line si trasferirono a Bruni­co nel 1741/42 dopo una lun­ga dis­pu­ta con i borgh­e­si e dal 1744 costru­irono un monas­tero con una scuo­la fem­minile all’estrem­ità occi­den­tale del­la Via Cen­trale e dei Bas­tioni, per il quale diverse case e la Neukirche furono riu­nite in un uni­co com­p­lesso monas­ti­co.

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Maculatura

Figu­ra 1

Nei fon­di antichi del­l’archiv­io stori­co sono con­ser­vati diver­si fram­men­ti di mano­scrit­ti e di prime stampe che, nel cor­so delle loro “biografie ogget­tuali”, han­no avu­to uno scopo diver­so da quel­lo orig­i­nario: nel tar­do Medio­e­vo e nel­la pri­ma età mod­er­na sono sta­ti uti­liz­za­ti come lega­ture o tagliati per sta­bi­liz­zare i dor­si dei lib­ri.

Tali fram­men­ti ven­gono chia­mati mac­u­la­ture (dal medio lati­no mac­u­latu­ra, pez­zo mac­chi­a­to, dan­neg­gia­to). La ricer­ca sulle foglie mac­u­late e sui fram­men­ti di foglie por­ta ripetu­ta­mente alla luce impor­tan­ti reper­ti. Gli ogget­ti con­ser­vati nel­l’Archiv­io stori­co del­la cit­tà di Bruni­co sono per lo più strisce strette con poche righe di scrit­tura, ma tal­vol­ta anche mezze o intere foglie di mano­scrit­ti e stampe di orig­ine sconosci­u­ta.

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